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Mino Favini: i criteri di scelta per l'attività di base PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Venerdì 22 Marzo 2013 20:21

I tecnici dell'attività di base dell'Hellas Verona hanno fatto visita al Centro sportivo di Zingonia, sede dell'Atalanta. Riportiamo alcune considerazioni nate dall’incontro con il Responsabile Favini e con il coordinatore Tecnico Centi.

MINO FAVINI

Nella fascia d’età dell’attività di base, i criteri di scelta sono legati all’aspetto attitudinale. Le attitudini sono le qualità naturali, il rapporto naturale che il bambino ha con la palla. Successivamente, al bambino vanno fatte altre richieste. Quindi, l’aspetto tecnico è prioritario nella scelta iniziale. Ovviamente, nelle categorie dell’attività agonistica servono anche altre caratteristiche, anche  se non dobbiamo lasciarci ingannare dalla struttura fisica (a parte i portieri e i difensori centrali).

È fondamentale che i ragazzi si divertano ... e lasciamoli dribblare... non c’è più nessuno che dribbla. Saper dribblare significa sensibilità di tocco, intelligenza, saper evitare l’intervento dell’avversario, coraggio, creatività, autostima. Ovviamente, nelle categorie più grandi bisogna far capire dove dribblare e l’<uno-due> è il dribbling più bello.

Nell’attività di base, gli allenatori non hanno precise direttive. Ognuno può esprimere liberamente i propri contenuti. Nei più grandi (dopo i 12 anni) è fondamentale la serie di stop e di passaggi. Gli allenatori dell’attività di base e quelli dell’attività agonistica collaborano, c’è un buon rapporto.

Per quanto riguarda i rapporti con i genitori, Favini è sempre a disposizione (l’importante è che non si chiedano spiegazioni su aspetti tecnici). Se si tratta di problemi relativi al comportamento, alla scuola bisogna essere sempre a disposizione. Gli allenatori dell’attività di base sono sempre a contatto con i genitori, con le famiglie. Rispetto a qualche anno fa, la gestione dei ragazzi è cambiata sensibilmente; la tecnologia ha cambiato il modo di vivere. Il disagio che i bambini hanno nelle relazioni è dovuto anche al fatto che non ci sono molte possibilità di socializzazione. Non sono cambiati i bambini, ma il mondo attorno a loro.

GIANCARLO CENTI

La progressione di allenamento è cambiata perché oggi la tecnica è ancora più importante rispetto a prima; i bambini sono meno coordinati rispetto a molti anni fa. Pertanto, gli allenamenti vanno rivisti e si deve dare ampio spazio alla parte coordinativa e a quella tecnica. Il palleggio è ancora fondamentale. Il palleggio (inteso come rapporto tra il bambino e la palla) favorisce anche l’attenzione. In questi anni, l’attenzione dei bambini è diminuita.  L’abilità degli istruttori è di alimentare la passione dei bambini, una consapevolezza che si impara. Questa consapevolezza non si impara tanto nel globale (ad esempio nella tattica). La tecnica fatta bene ci permette di ‘andare oltre’ e quando alleniamo dobbiamo pretendere sempre il massimo.

Per quanto riguarda le caratteristiche degli allenatori, nell’attività di base è utile avere anche ex calciatori non professionisti, laureati e laureandi. Bisogna partire da un presupposto attitudinale anche per l’allenatore, perché l’allenatore deve apprendere non solo sotto l’aspetto tecnico, ma anche sotto quello educativo.