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Lavorare in un gruppo misto

Rita Guarino (nella foto), classe 1971, è stata una delle giocatrici italiane più forti di tutti i tempi. Laureata in psicologia, master in psicologia dello sport, allenatrice professionista di II° categoria e collaboratrice di Enrico Sbardella nella Nazionale italiana Under 17, il primo settembre 2012 a Torino ha inaugurato il centro di formazione di tecnica individuale “FootbalLab”.

FootbalLab adotta una particolare metodologia multilivello nel personalizzare lezioni calcistiche individuali con lo scopo di rendere liberi i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze liberi di esprimersi secondo le loro attitudini. Fa da collante tra società sportiva e atleta, lavorando maggiormente sulla crescita psicologica del ragazzo.

Abbiamo incontrato Rita Guarino e con lei abbiamo scambiato alcune impressioni sulla sua esperienza di allenatrice con bambini e bambine.

di Veronica Brutti

Nel calcio moderno, le società sportive vogliono tutto e subito.
“Ciò che manca nelle scuole calcio - sostiene Rita -  è l’attenzione all’aspetto psicologico dell’atleta, sia perché è impossibile per un allenatore che ha un gruppo, ad esempio, di venti bambini, lavorare in modo specifico su ognuno di loro, sia perché si tende ad essere più orientati nell’ottenere un risultato. Il problema è che i risultati che si ottengono non durano nel tempo”.

Considerando che le differenze tra i bambini e le bambine fino all’età di dodici anni sono quasi nulle, quali sono le difficoltà che si incontrano nell’allenare le une rispetto agli altri e quali sono invece gli aspetti positivi?
“Con le bambine è più facile lavorare a livello analitico perché sono più attente all’analisi del gesto e all’emulazione. Hanno una migliore capacità di analisi, una maggiore volontà di migliorarsi e sono più determinate nel portare fino alla fine un compito assegnatogli. Di contro, però, hanno la tendenza ad addossarsi le colpe dei propri insuccessi e ad abbattersi subito quando qualcosa non riesce facilmente. Bisogna quindi curare questi aspetti critici con continui rinforzi verbali, tenendo conto e ricordandosi che le bambine  e le ragazze prediligono una gestione democratica e un’uguaglianza tra pesi e misure adottate”.

In un articolo pubblicato sul sito della FIGC aveva sostenuto che “Sul piano metodologico e didattico, si può decisamente affermare che non esistono sostanziali differenze nell'insegnamento del calcio rivolto ai bambini e alle bambine in età compresa tra i sei e i dodici anni. Le differenze maggiori si riscontreranno in età puberale, quando in fase di sviluppo accrescerà nei ragazzi una maggiore capacità di forza e velocità. L'apprendimento delle competenze coordinative e delle abilità motorie, alla base dell'insegnamento tecnico di qualsiasi disciplina sportiva, dipende in parte dalle attitudini personali e in parte dalle esperienze vissute nei primi anni di vita. Di conseguenza, la facoltà da parte delle bambine di poter svolgere l'attività calcistica durante il periodo dell'apprendimento coordinativo, denominato "fase sensibile", dai sei agli undici anni di età, aumenterebbe notevolmente la probabilità di crescita tecnica in questa disciplina”.
Cosa deve fare, dunque, l’istruttore, quando si trova di fronte ad un gruppo misto?
“Dovrà essere in grado - conclude Rita - di infondere sicurezza e fiducia, creando al contempo i presupposti per una cooperazione e un’intesa tra i generi che si allinei il più possibile ad una uguaglianza sportiva e culturale”.