Eventi in programma

Nessun evento

Calendario Eventi

Aprile 2007
L M M G V S D
26 27 28 29 30 31 1
2 3 4 5 6 7 8
9 10 11 12 13 14 15
16 17 18 19 20 21 22
23 24 25 26 27 28 29
30 1 2 3 4 5 6
 
Intervista ad Antonella Formisano

a cura di Veronica Brutti

Da un ex numero dieci come l'allenatrice che conosciamo oggi, non potevo che chiederle quanto secondo lei è importante la tecnica nel gioco del calcio e quanto la tecnica applicata. Le sue risposte, oltre che una grande competenza, rivelano una passione immensa per il gioco del calcio che è profondamente radicata dentro di lei sin da bambina quando, dopo aver giocato per quattro anni nella Turris in serie A, a Napoli, si è trasferita a Verona per inseguire un sogno. Quattro anni al Verona, con la vittoria di uno scudetto, cinque anni al Bardolino, vincendo una Supercoppa italiana, un anno al Bergamo e l'ultimo anno al Porto Mantovano con la vittoria del campionato di A2 hanno contribuito a migliorare anno dopo anno il bagaglio tecnico e di esperienze di Antonella, che prima d'essere stata una grande giocatrice è sempre stata un esempio fuori e dentro al campo per tutte le sue compagne e avversarie. Un'allenatrice, a suo modo, anche quando giocava.

(nella foto a destra: Antonella Formisano)

 

"Per allenare una squadra di calcio sono tantissimi i concetti da considerare, ma si possono raggruppare in quattro aree: psicologica, tecnica, fisico-motoria e tattica. Tutte sono importanti per avere una squadra competitiva e bisogna fare del proprio meglio per allenarle.

La tecnica è importantissima, è alla base del calcio ed è l'abilità necessaria per svolgere un'azione. Calciare, ricevere, condurre, colpire di testa, rimessa laterale e tecnica del portiere sono chiamati fondamentali appunto perché sono alla base di tutto. È certamente vero che il calciatore o la calciatrice non sono allo stesso modo bravi in tutti i fondamentali,  ma ritengo che in un buon calciatore e in una buona calciatrice debbano essere sufficientemente sviluppati.

Il modo di guidare un gruppo cambia a seconda dell'età: c'è una grossa differenza tra allenare il settore giovanile rispetto ad una prima squadra. Il bambino o la bambina di sette/otto anni sono in una fase di egocentrismo e trovano soddisfazione nelle situazioni individuali con la palla: è la palla il gioco ed ogni attenzione va rivolta ad essa nel tentativo di migliorarne la conoscenza e il controllo. Quindi ritengo che sia giusto non pretendere che il bambino sia attratto da ciò che gli sta intorno per non ostacolare il suo percorso naturale. È d'obbligo allenare la tecnica di base con un lavoro analitico e man mano portarlo alla ricerca dei compagni e così via. È all'età di tredici/quattordici anni che la tecnica applicata e la tattica individuale sono per me ancora più importanti perché nella tecnica applicata si analizza maggiormente l'aspetto tattico della tecnica rispetto all'analisi del gesto. Nella tattica individuale abbiamo i comportamenti individuali senza palla che si compiono nelle due fasi del gioco (la maggior parte della partita si gioca senza palla). Entrambe, quindi, servono per costruire il singolo giocatore affinché  possa (tecnica) e sappia (tattica) giocare.

Ritengo più giusto dedicare ai giocatori della prima squadra più tempo per la tattica individuale, per la tattica collettiva e per l'aspetto condizionale, senza dimenticare il fattore psicologico che va gestito sia in gruppo sia singolarmente. Questo non vuol dire che debba mancare il richiamo della tecnica. Spesso arrivano ragazzi in prima squadra bravi tecnicamente ma carenti sotto il profilo di tattica individuale, quindi appaiono meno abili nello smarcamento e nel marcamento e più dotati nel controllo di palla, nel dribbling, nel tiro, ecc... La scuola olandese allena già da piccoli questo aspetto e tanti ragazzi che arrivano in prima squadra sono più bravi nella tattica individuale rispetto alla tecnica.

Questa progressione didattica però possono averla i professionisti, che fin da piccoli hanno a disposizione, se non tutto, quasi. Il problema sorge nei dilettanti. Per quanto riguarda il calcio femminile, non esistono in Italia scuole calcio per bambine, e trovare qualcuna che viene iscritta coi maschietti è raro. Comunque, negli ultimi sette o otto anni alcune squadre di serie A stanno lavorando per far crescere anche il settore giovanile (il Mozzecane ci prova dall'inizio della sua storia calcistica). Cosa comporta la carenza da un punto di vista di settore giovanile? Che in prima squadra arrivano ragazze che hanno limiti evidenti per quanto riguarda i fondamentali, oltre alla mancanza della progressione didattica che abbiamo visto prima. A tutto questo si aggiungono il lavoro, la scuola e altri impegni delle atlete che portano le squadre ad allenarsi in tarda serata dopo una giornata di sacrifici. Per quanto mi riguarda, l'aspetto psicologico è fondamentale. Bisogna lavorare molto sull'autostima, le ragazze hanno poi una volontà incredibile e hanno l'intelligenza per riconoscere i propri limiti. Io sono una persona molto passionale, penso che si possa sempre migliorare, anche se sono stati persi degli anni in cui l'apprendimento sarebbe stato più facile. Il lavoro che cerco di proporre alle giocatrici e di propormi è un lavoro globale, dove tutti gli aspetti tecnico, coordinativo (altro elemento trascurato nel dilettantismo), di tattica individuale e di tattica collettiva siano sempre richiamati. Un lavoro che ritengo completo è quello dei possessi palla, da quelli semplici a quelli tattici."

Cos'è per te la fantasia?

"È la capacità che ha la mente di inventare, quindi per me è una cosa meravigliosa... Il gioco di una squadra non dovrebbe essere troppo stereotipato, dovrebbe avere capacità di manovra, varie soluzioni offensive, quindi la fantasia va stimolata e non va confusa con l'improvvisazione. La fantasia è l'imprevedibilità. Questa è una caratteristica di pochi giocatori. Il fantasista di una squadra è tale solo se è imprevedibile, deve saper fare quello che gli viene richiesto dall'allenatore e tirar fuori di tanto in tanto dei colpi, delle invenzioni che gli altri non pensano. Avere in una squadra un fantasista significa avere una marcia in più, perché nei momenti in cui la squadra non gira o di fronte ci sono avversari più forti, il fantasista è quel giocatore che può risolvere la partita..."

La stagione in corso è la settima che vede Antonella Formisano in veste di allenatrice. Ha iniziato nel Valpolicella, dove è stata per tre anni vincendo il campionato di C. È poi passata alla primavera del Verona Bardolino dove è stata un anno prima di trasferirsi a Mozzecane, nella stagione 2010/2011. L'anno scorso c'è stata la storica promozione nella massima serie e il suo lavoro è stato riconosciuto da numerosi premi come le due panchine d'argento assegnatole dall'AIAC e il premio come figura maggiormente rappresentativa del calcio femminile veronese assegnatole dal quotidiano L'Arena.

Clicca sul nome del file per scaricare la pagina allegata:
FileDescrizione
Scarica questo file (Esercizi possesso palla.pdf)Esercizi possesso palla.pdfEsercizi di possesso palla proposti da Antonella Formisano