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Una forte e contemporanea azione educativa
Venerdì 22 Marzo 2013 20:11

Abbiamo partecipato, in qualità di uditori, ad una serata molto interessante presso il Teatro Alcione di Verona. I principali relatori sono stati don Luigi Ciotti e il dott. Pierpaolo Romani.

Riportiamo alcune riflessioni nate dalle relazioni presentate.

Pierpaolo Romani:

La responsabilità dell’educare è incompatibile con la delega, con il menefreghismo, il giudizio.

Il tema della legalità è fondamentale per chi vuole governare. Le regole devono essere sentite, vissute come strumenti che ci aiutano a vivere insieme. Ci rendono liberi. Le regole, spesso, sono poco rispettate; c’è una conoscenza parziale delle regole e alcune non sono scritte in modo chiaro. Il rischio è che la giustizia sia forte con i deboli e debole con i forti. Tutti dobbiamo svolgere un’azione di conoscenza, di noi stessi e del mondo che ci circonda. In questa società è rischioso l’uso degli stereotipi. Quando parliamo di educazione, parliamo di aspetti molto complessi e educare è anche lotta agli stereotipi. Chi ha un ruolo educativo deve documentarsi.

In Italia dobbiamo distinguere la “buona politica” dalla “cattiva politica”. Il disequilibrio non può essere ripristinato solo attraverso l’azione repressiva. Il cambiamento è difficile, ma non impossibile; richiede impegno, costanza, pazienza. Prima di chiedere agli altri di cambiare, dobbiamo essere noi stessi a cambiare. Proviamo ad essere esempi positivi.

Siamo un paese in difficoltà, ma fortunato perché fondato sulla Costituzione. L’art. 54 ci chiede di essere fedeli alla Repubblica e alle sue leggi, ma se dentro di noi non abbiamo, non sentiamo questo rispetto ci sarà un’applicazione asettica delle regole. Vivere rettamente non è inutile, è difficile, ma ne vale la pena.

Don Luigi Ciotti

Il 25 maggio verrà reso beato don Puglisi. Insegnava in un liceo e sottolineava l’importanza di due parole: ASCOLTO e DIALOGO. Educazione significa relazione. Il giorno che venne ucciso, don Puglisi stava preparando appunti sulle cose da fare per i bambini e i giovani:

  1. 1. Scuola media
  2. 2. Consultorio
  3. 3. Asilo
  4. 4. Palestra

I suoi studenti ricordano che li metteva in guardia da tre sindromi:

  1. 1. Sindrome del torcicollo

Chi è prigioniero del passato

  1. 2. Sindrome dell’immobilismo

Quelli che dicono che “tanto non cambierà nulla”

  1. 3. Sindrome dell’ansia frenetica

Chi ha fretta, spesso finisce schiavo delle scorciatoie.

In educazione sono necessarie: “continuità”, perché non si smette mai di educare, e “umiltà” nel cercare di comprendere questa società che viaggia con grande velocità.

Fare i genitori è difficilissimo. Siamo tutti “piccoli piccoli”. La dimensione dell’educare, dell’educarci è difficile; è necessario parlare di “educarci” perché ci educhiamo tutti insieme.       Il contesto in cui si vive contribuisce a formare e, quindi, si impara sin da piccoli; la cittadinanza nasce dalla conoscenza del contesto in cui uno vive.

Qual è il modello educativo che vogliamo costruire?

Bisogna pensare al “noi” tra giovani e adulti. Dobbiamo creare una forza generatrice tra giovani e adulti perché i giovani hanno bisogno degli adulti per passare dal sogno al progetto. Il mondo adulto li accompagna, non li incanala. Serve un mondo adulto che stimoli la loro creatività. I giovani hanno bisogno di punti di riferimento. C’è un’energia nei nostri ragazzi che va accompagnata e, quindi, c’è bisogno di adulti credibili. Si incontrano le persone e si affrontano i problemi. Gli adulti devono lasciare spazio ai ragazzi; uno spazio vuoto di contenuti (perché sono i ragazzi a metterli), ma pieno di fiducia (significa riconoscere le loro capacità e responsabilità). Gli adulti, quindi, devono accompagnare i ragazzi, ma c’è bisogno di risorse materiali. Bisogna investire nelle scuole, per le famiglie. I giovani hanno bisogno di un progetto che dia identità alle persone.

Qual è la capacità educativa del mondo degli adulti nel nostro paese?

Accanto a buone positività abbiamo anche adulti che pensano di essere ragazzi per sempre. L’adulto deve fare l’adulto. C’è un problema di furto: un adulto che vuole essere giovane per sempre. Dobbiamo far emergere le cose positive e cogliere le criticità. I ragazzi hanno bisogno di un adulto credibile e quando i giovani vengono coinvolti offrono risposte incredibili; i ragazzi hanno bisogno di cose pratiche, concrete. Dobbiamo aiutarli a mettere l’Io al servizio della vita e non la vita al servizio dell’Io. L’obiettivo è quello di prendere un impegno con il nostro futuro. Dobbiamo abitare il tempo, questo tempo e dobbiamo farlo insieme (giovani e adulti). Quindi: bisogna essere giovani dentro. Le parole importanti da sottolineare sono:

  1. 1. Continuità
  2. 2. Condivisione
  3. 3. Corresponsabilità

Gli adulti devono essere maestri di coerenza e di inquietudine. Tutti parlano di legalità e di etica. C’è un furto di parole e questo ne priva il significato profondo. Etica è la ricerca di ciò che ci rende autentici. Devo chiedere a me stesso se sono coerente, non devo chiederlo agli altri. Un ragazzo che mi incontra deve vedere la dimensione etica. Dobbiamo difendere l’etica e l’estetica (ad esempio, difendere la bellezza dei nostri ambienti).

La vita è l’unico spazio per amare, donare, dare. Per questo dobbiamo abitare questo tempo; è l’unica possibilità. Dobbiamo aiutare i ragazzi e noi stessi a vivere e a non lasciarsi vivere. A volte, la nostra superficialità ci rende complici. Abbiamo bisogno di verità. Una verità è che c’è chi fa del male e chi vede e lascia fare.

La democrazia si fonda su due doni:

  1. 1. Dignità umana
  2. 2. Giustizia

Una terza gamba è fondamentale:

  1. 3. Responsabilità

Quella che chiediamo alle istituzioni, ma che dobbiamo chiedere a noi stessi.

Non basta indignarci, prendiamo cura. La cura è noi, è la nostra assunzione di responsabilità. Dobbiamo guardarci dentro. Dobbiamo avere l’umiltà di guardarci dentro per essere motore di cambiamento. Dobbiamo trasformare il NO in NOI. È la responsabilità che porta dalla protesta alla proposta per far nascere insieme qualcosa di buono. La sfida maggiore è liberare la libertà di chi libero non è. Ai ritardi o alle assenze della politica non si risponde con l’antipolitica. Se si vuole cambiare il paese non basta prendersela con la politica. Chi esercita la politica deve rispondere alle esigenze delle persone. Se la politica è lontana dagli ultimi non è politica.

La cultura dà la sveglia alle coscienze. Ci consente di toccare con mano lo stato di salute del nostro paese.

RESPONSABILITÀ e CONOSCENZA sono le due anime del processo formativo e educativo. Educazione è una questione di responsabilità individuale e collettiva. Dobbiamo sostenere chi cerca verità e giustizia. Dobbiamo assumerci tutti la nostra responsabilità. Serve una nuova etica e non c’è legalità senza uguaglianza. La speranza ha il volto della possibilità. Non c’è speranza senza speranza di giustizia. L’impegno è che la speranza sia di tutti, altrimenti non è speranza