Eventi in programma

Nessun evento

Calendario Eventi

Settembre 2000
L M M G V S D
28 29 30 31 1 2 3
4 5 6 7 8 9 10
11 12 13 14 15 16 17
18 19 20 21 22 23 24
25 26 27 28 29 30 1
 
Ascoltare le voci dell'infanzia
Domenica 24 Marzo 2013 17:26

A cura di Veronica Brutti

La scorsa settimana si è tenuto a Verona il Festival di Scienze e Arti “Infinitamente”, con un cartellone di incontri, mostre, laboratori e spettacoli durato dall’11 al 17 marzo. Il Festival, ideato dall’Università di Verona e realizzato in partnership con Comune e Consorzio “Verona Tuttintorno”, è giunto alla quinta edizione. Nello specifico abbiamo seguito il seminario di aggiornamento per insegnanti delle scuole primarie proposto all'Auditorium Gran Guardia: Ascoltare le voci dell'infanzia: uuna rinnovata sfida educativa. Tra i relatori, sono intervenuti il prof. Francesco Tonucci, responsabile del reparto di Psicopedagogia dell'Istituto di Psicologia del CNR, e la prof.ssa Anna Oliverio Ferraris, psicologa e psicoterapeuta, direttore della rivista degli psicologi italiani “Psicologia Contemporanea". Quella che segue è la sintesi degli interventi dei due professori.


Al giorno d'oggi i bambini sono ritenuti solo dei consumatori. I loro bisogni spirituali non sono ascoltati. L'ascolto autentico è un'arte molto difficile da praticare, e bisogna imparare ad ascoltare attraverso delle tecniche. L'ascolto autentico, la capacità di rallentare il passo e di sentire i ritmi dei bambini ci permette di porci degli obiettivi e creare dei percorsi per raggiungerli.
L'articolo 12 della Convenzione sui diritti per l'infanzia (approvata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 Novembre 1989) cita quanto segue:
Gli Stati parti garantiscono al fanciullo capace di discernimento il diritto di esprimere liberamente la sua opinione su ogni questione che lo interessa, le opinioni del fanciullo essendo debitamente prese in considerazione tenendo conto della sua età e del suo grado di maturità.
A tal fine, si darà in particolare al fanciullo la possibilità di essere ascoltato in ogni procedura giudiziaria o amministrativa che lo concerne, sia direttamente, sia tramite un rappresentante o un organo appropriato, in maniera compatibile con le regole di procedura della legislazione nazionale.
Questo è un alto grado di bugia. I bambini non vengono ascoltati. Eppure, loro hanno il diritto di esprimere la loro opinione, un diritto che si basa sul fatto che loro sanno leggere il mondo e lo sanno ascoltare. I bambini sono esseri molto competenti e la loro attività cognitiva è altissima.
L'articolo è un esempio di quanto gli adulti facciano promesse che poi non mantengono. Durante un'attività in classe, un bambino di 5 anni di Correggio disse: "Se i grandi non ascoltano i bambini, vanno incontro a guai seri". E noi siamo consapevoli di questo.
Ma come si fa ad arrivare alle idee dei bambini?
Quando noi interroghiamo un bambino, lui sa che la cosa migliore che può fare è ridarci indietro le nostre idee. Lui pensa, e noi con lui, che crescere sia assumere pensieri e comportamenti adulti, per cui il bambino impara molto presto ad abbandonare le proprie idee perché sa che non sono apprezzate. Questo è sbagliato. Dobbiamo creare una
situazione in cui il bimbo deve scavare in se stesso e restituirci il suo pensiero più autentico. Dare la parola ai bambini è riuscire a cogliere in loro quelle idee che sappiamo che non hanno trovato da nessuna parte se non dentro loro stessi.
Dove avviene l'ascolto?
L'ascolto avviene in casa. I genitori hanno spesso fretta, magari tornano a casa la sera dopo una giornata passata al lavoro e non hanno tempo e voglia di ascoltare i loro figli. Magari mentre un bambino parla, il papà parla al telefono o compie altre attività, e quindi l'ascolto risulta superficiale.
Alla domanda "Cosa bisogna fare per essere felici?", una bambina di 4 anni rispose: "Per essere felici bisogna essere in due o in tre." Ciò significa che per lei essere in casa da sola o essere in troppi è problematico. Bisogna ascoltare i figli e aiutarli ad essere quello che sono, non quello che il genitore vorrebbe che fosse. Bisogna orientare i bambini in un modo vero, aiutandoli a capire qual è la loro strada, per cosa è nato, far loro capire quali sono le loro capacità. Si può migliorare solo in quello che ci piace.
L'ascolto avviene anche a scuola. Ci sono troppo costrizioni: non si può pensare che un bambino stia fermo seduto per quattro o cinque ore. Ascoltare i bambini significa permettere loro di portare a scuola la loro vita extra scolastica, non portare la scuola nella vita extra scolastica.
Cosa succede se stiamo a sentire i bambini? Cosa potrebbero suggerirci riguardo, ad esempio, la città?
Ecco alcune proposte raccolte:
Aurelio di Asti: Ci sono troppi parcheggi e noi non abbiamo spazi per giocare. Digli al Sindaco che dividiamo a metà.
Rosario: Gli adulti possono aiutarci, ma da lontano.
Cosa significa questo? Che gli adulti devono garantire un ambiente per i bambini, non fare loro da guardie private. Non significa con ciò eliminare tutti i pericoli, perché i bambini amano il rischio. Bisogna permettere loro di sbagliare ed imparare ad aggirare e superare gli ostacoli, che non significa eliminarli.
Sempre la convenzione sui diritti dell'infanzia, nell'articolo 31, dice che i bambini hanno il diritto di dedicarsi al gioco.
Gli Stati parti riconoscono al fanciullo il diritto al riposo e al tempo libero, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età e a partecipare liberamente alla vita culturale ed artistica.
Gli Stati parti rispettano e favoriscono il diritto del fanciullo di partecipare pienamente alla vita culturale e artistica e incoraggiano l'organizzazione, in condizioni di uguaglianza, di mezzi appropriati di divertimento e di attività ricreative, artistiche e culturali.

Huizinga, nel suo libro Homo ludens, afferma che il gioco è anche conoscenza. "La cultura sorge in forma ludica, la cultura è dapprima giocata (...) ciò non significa che il gioco muta o si converte in cultura, ma piuttosto che la cultura,nelle sue fasi originarie, porta il carattere di un gioco, viene rappresentata in forme e stati d’animo ludici  (...)”
Se il bambino vive la propria vita attraverso il gioco, deve avere il diritto intoccabile di giocare, e quindi di conoscere. Perché è così difficile ascoltare i bambini?
Ci sono motivi
- Pratici: gli adulti sono sempre nervosi, frettolosi e distratti.
- Psicologici, sia evidenti che nascosti. Proiettiamo sull'altro i nostri stati d'animo senza sforzarci di porsi dal punto di vista della persona che ci sta di fronte. È più comodo pensare l'altro come un problema. È più comodo pensare che il bambino sia capriccioso rispetto al pensare che magari è l'adulto che non ascolta. Un adulto, se è di malumore,
trasmette il suo malumore anche nel bambino.
Ascoltare significa capire i bisogni di crescita. Ciò non vuol dire soddisfare tutti i capricci, ma costruire delle regole coerenti e avere una guida.
- Ideologici, legati all'immagine che una società ha dell'infanzia. Fino al 1700 il bambino era considerato un omuncolo, ossia un uomo in miniatura. Da lui si richiedeva disciplina e lavoro. È con Piaget e la Montessori, ad esempio, che i bimbi acquistano una loro visione del mondo e una loro interazione in base all'età.
Non sempre imparare è sinonimo di capire. Nei primi sei anni di vita, i bambini imparano per imitazione. Il senso critico arriva più tardi. Sono certamente intelligenti, e capiscono bene anche gli stati d'animo altrui, sono degli esperti nel linguaggio non verbale. Ma la maturità è altro, è fatta sì da intelligenza ma anche da esperienza. Per questo i bambini devono fare esperienze concrete: devono muoversi, ascoltare, toccare, annusare...e tutto questo lo vivono attraverso il corpo. Lo sviluppo intellettivo ed emotivo non sempre coincidono: possono capire una situazione ma non essere pronti per affrontarla. Oggi i bambini sono bombardati da situazioni che li inibiscono e li rendono paurosi.
Probabilmente, piuttosto che vedere le lotte in televisione è meglio che giochino a fare la lotta tra loro. Al giorno d'oggi c'è una situazione paradossale: stiamo tornando all'età pre-moderna.
Stiamo tornando al concetto di omuncolo, dove il bambino ha una nevrosi di performance.
Chi non prende 10 a scuola pensa di aver fallito, chi sbaglia un rigore pensa di essere incapace di giocare a pallone. La crescita accelerata è un non-ascolto.
Bisogna far giocare il bambino, e qui non si tratta di iscriverlo a due o tre sport, perché sono comunque giochi strutturati. Bisogna far giocare i bimbi con giochi spontanei, inventati e organizzati da loro. Questi giochi permettono al bambino di sviluppare la propria salute fisica, di affrontare imprevisti e risolverli da soli, di acquisire abilità e sicurezza, di sviluppare la propria immaginazione e creatività, di socializzare, di esercitare autocontrollo, di gestire le emozioni, di sapersi muovere in modo libero e autonomo. Lasciamo rischiare i bambini.
Noi adulti come facciamo ad essere più ricettivi ed empatici?
Innanzitutto, bisogna conoscere i reali bisogni dei bambini, che non sono i nostri stessi bisogni. Poi, bisogna dar loro tempo: tempo per giocare, per imparare, per essere ascoltati, per esprimersi. In questo modo si crea comunicazione, ma solo se si instaura un'atmosfera di reciproca fiducia. Quindi la fiducia risulta essere una componente fondamentale: fiducia dell'adulto verso il bambino e del bambino verso l'adulto.
Ancora, riguardo la comunicazione, bisogna evitare la comunicazione svalutante e manipolativa: non rispondere, banalizzare, distorcere, cambiare discorso, interrompere. Bisogna prestare orecchio, ossia incoraggiare l'espressione senza valutare. Il bambino deve sentire che l'adulto è li per lui.